Le statistiche più recenti stimano che ogni anno, in Italia, 60.000 nuove coppie abbiano difficoltà ad avere figli. Nonostante questi numeri, la sterilità è vissuta come un problema privato e individuale, del quale si parla poco e male. I toni sensazionalistici dei pochi articoli che si leggono sull’argomento nascondono la realtà di un problema che, se mal affrontato, può rivelarsi devastante per l’equilibrio della coppia.

La sterilità è stata per lunghissimi secoli imputata esclusivamente alla donna. La fecondità dell’uomo, identificata con la potenza virile, era un tabù; formule magiche, esorcismi, rimedi empirici per la sterilità erano riservati solo alle donne. L’insuccesso, ovviamente frequente, di queste pratiche era fonte di gravi problemi per la donna, incapace di fornire un erede al proprio uomo, e di questo colpevole. Oggi la scienza ci dimostra che la parità tra i sessi, spesso invocata, in questo campo si è realizzata appieno.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che in circa il 40% dei casi la sterilità sia d’origine maschile e nel 40% femminile. Il 20% dei casi è da addebitarsi a cause non ascrivibili ad uno dei due partners. L’infertilità, diffusa soprattutto nei paesi ad alta industrializzazione, contribuisce certamente al drammatico calo della natalità dei paesi sviluppati. L’Italia, è il secondo paese al mondo per bassa natalità (9,6), occupando la penultima piazza di questa poco onorevole classifica.

Le cause di tutto ciò sono ascrivibili al mutato stile di vita, alla maggiore libertà sessuale, alla diffusione nell’ambiente di sostanze inquinanti. Lo stile di vita dell’uomo moderno, costumi sessuali compresi, ha spostato l’età nella quale una coppia decide di procreare assai avanti negli anni rispetto al passato.

Esiste una stretta relazione fra fertilità e stili di vita: individui perfettamente sani dal punto di vista riproduttivo possono, in seguito a comportamenti scorretti o per semplice mancanza di conoscenza dei meccanismi del corpo, diventare sterili. Una prima e generica misura preventiva è quella di rivolgersi periodicamente al proprio medico di fiducia, il quale, oltre a fornire delle informazioni utili, potrà anche prescrivere esami routinari di controllo. Più in dettaglio, è bene sapere che esistono dei fattori di rischio particolarmente determinanti. I principali sono: età; malattie sessualmente trasmissibili; abitudini di vita (cibo, alcol) ed ambiente (m. professionali,fumo, steroidi anabolizzanti, droghe); legame con altre patologie. Oggi, per varie ragioni, spesso si decide di avere figli in un’età più avanzata rispetto al passato. Questa è una delle cause più rilevanti dell’aumento dell’infertilità: è un dato biologico che nella donna la fertilità decresce con l’età, diminuendo drasticamente soprattutto dopo i trentacinque anni. Nell’uomo gli spermatozoi, vengono continuamente prodotti nell’arco della vita, mentre nella donna le cellule uovo sono presenti in un numero determinato, e pertanto si riducono progressivamente con l’andare del tempo. Inoltre, l’età della donna incide, oltre che sul numero, anche sulla qualità degli ovociti. Nell’uomo, l’età incide soprattutto sulla qualità degli spermatozoi e cioè sulla loro motilità e morfologia. Tutto questo significa che concepire a un’età avanzata è più difficile, sia naturalmente sia ricorrendo a tecniche di procreazione medicalmente assistita. Individuare per tempo un problema di infertilità può incidere fortemente sulle probabilità di successo di un eventuale trattamento.

Alcune malattie a trasmissione sessuale, come la clamidia, il micoplasma, l’ureaplasma, la gonorrea, la sifilide, gli herpes genitali, (HSV) ed i papilloma virus (HPV), se trascurate e non curate adeguatamente, possono determinare infertilità maschile e/o femminile. Queste patologie sono spesso sottovalutate, anche perché, nella maggior parte dei casi sono asintomatiche. Per prevenirle è molto importante praticare sesso sicuro, ricorrendo sempre al profilattico. Purtroppo l’Italia è ancora agli ultimi posti fra i paesi occidentali nell’utilizzo del preservativo, che spesso viene utilizzato solo come contraccettivo. Paradossalmente, lo stesso strumento che permette di non incorrere in una gravidanza oggi è una delle migliori garanzie per avere figli domani. La società industriale ha introdotto nell'ambiente migliaia di sostanze chimiche o ha aumentato la concentrazione di composti già presenti a livelli non nocivi. Diversi studi dimostrano che esposizioni professionali possono danneggiare i processi riproduttivi e la sessualità degli uomini e delle donne. Anche il fumo può influire negativamente sull’apparato riproduttivo maschile e femminile. Infatti i fumatori presentano una concentrazione di spermatozoi più ridotta rispetto ai non fumatori e una riduzione delle caratteristiche qualitative degli spermatozoi (motilità e morfologia).

Per coloro che hanno fumato, anche per molti anni, smettere significa incrementare in maniera significativa la possibilità di procreare, sia per vie naturali sia ricorrendo a trattamenti per l’infertilità. Oltre al fumo anche altre sostanze tossiche quali gli steroidi anabolizzanti, le droghe (marijuana, cocaina ecc.), l’alcool possono compromettere la capacità procreativa, che nell’uomo si esplicano con un calo quantitativo e qualitativo degli spermatozoi. Secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità si può iniziare a parlare di sterilità di coppia dopo un anno di rapporti regolari senza concepimento.

È evidente che questo arco temporale non è che un riferimento di massima, prima si accerta l’esistenza di un problema, maggiori probabilità ci sono che un eventuale trattamento abbia esito positivo. La difficoltà di concepire genera ansia, frustrazione e rabbia, sentimenti contrastanti che, se non vengono condivisi, possono portare a difficoltà di comunicazione e a situazioni di conflitto. Proprio per questi motivi sarebbe opportuno intraprendere un’indagine diagnostica più accurata per capire le cause della propria incapacità di concepire, affidandosi ai relativi specialisti: l’andrologo per il maschio e il ginecologo per la femmina. L’andrologo ha un ruolo molto importante, che è quello di accertare precocemente eventuali problemi o comportamenti del maschio che potrebbero portarlo a una situazione di sterilità.

Spermiogramma

Il liquido seminale normale è una sospensione di spermatozoi secreti dai testicoli e che maturano negli epididimi, a cui si aggiunge al momento della eiaculazione il secreto prostatico, delle vescichette seminali e delle ghiandole bulbo-uretrali. Lo spermiogramma serve ad evidenziare le varie componenti e le varie caratteristiche dello sperma al fine di dare un giudizio sulla fertilità e sullo stato di salute dell’apparato riproduttivo maschile.I parametri più comuni che vengono misurati sono i parametri macroscopici (pH, viscosità, il tempo di fluidificazione ecc.) e quelli microscopici (il numero di spermatozoi per ml., la motilità progressiva lineare e la percentuale di forme normali). Sempre microscopicamente è possibile valutare la presenza di leucociti, detriti cellulari, agglutinati spermatozoari, lipidi, emazie che nel complesso daranno un quadro completo per una valutazione dell’apparato riproduttivo maschile. L'esame va eseguito, se possibile, alla mattina ed è necessario consegnare il campione al laboratorio entro mezz'ora dalla raccolta (è meglio eseguirlo presso lo stesso centro di analisi) trasportandolo in appositi contenitori termici. Inoltre, si devono osservare non meno di tre e non più di cinque giorni di astinenza sessuale prima del prelievo. E' consigliabile ripetere l'esame a distanza di una settimana e comunque entro tre mesi dal primo esame. L'esame viene fatto ripetere perché il liquido seminale è sensibile a diversi fattori (dall'uso di particolari farmaci, a scorrette abitudini di vita, ecc.) che possono aver modificato i parametri seminali. Una media tra i due risultati permetterà di esprimere un giudizio più attendibile sullo stato di salute dell’apparato riproduttivo maschile. Il laboratorio che esegue l’esame del liquido seminale deve seguire, per la valutazione, le indicazioni dell’Organismo Mondiale della Sanità (WHO) altrimenti l’esame diventa privo d’attendibilità.

TECNICHE DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Le tecniche avanzate di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) si differenziano dalle tecniche di base perché comportano una manipolazione dei gameti femminili e maschili, e perché prevedono quasi sempre una fecondazione in vitro. La principale di queste tecniche si chiama appunto FIVET, una sigla che significa Fecondazione in Vitro ed Embrio-Transfer: si tratta in sostanza di fecondare gli ovociti in vitro e di trasferire poi nell'utero gli embrioni ottenuti. La FIVET è la madre delle tecniche avanzate di PMA. L'altra importante tecnica avanzata, la ICSI, se ne differenzia solo per il modo in cui avviene la fecondazione. Esistono poi altre tecniche che rappresentano varianti minori della FIVET e che sono meno usate. Una FIVET è una procedura complessa che si snoda nell'arco di almeno 4 settimane e si articola in varie fasi, alcune delle quali possono variare a seconda del protocollo terapeutico scelto dal medico. In linea di massima un ciclo di FIVET prevede alcune tappe essenziali che descriveremo in dettaglio nei paragrafi seguenti: una serie di analisi preliminari; una terapia ormonale per stimolare le ovaie a produrre molti follicoli; il prelievo degli ovociti dai follicoli; la fecondazione degli ovociti; il trasferimento in utero degli embrioni ottenuti; una terapia di sostegno della fase post-transfer; e infine, naturalmente un test di gravidanza.

Analisi preliminari: se siete arrivati alla FIVET sicuramente avete già fatto molti esami, ma al momento di sottoporvi alla FIVET ne dovrete fare (o ripetere) altri. Infatti per disposizione del Ministero della Sanità per accedere a un ciclo di FIVET bisogna avere eseguito una serie di analisi preliminari, che servono a ridurre il rischio che eventuali patologie della donna o dell'uomo interferiscano con la terapia; ad esempio bisogna ripetere le analisi relative a malattie come la rosolia e la toxoplasmosi, che sarebbero pericolosissime in caso di gravidanza. Inoltre se è previsto che il prelievo degli ovociti avvenga in anestesia sono richieste alcune analisi preanestesia. In genere ogni centro fornisce l'elenco delle analisi preliminari richieste, che possono prevedere alcune variazioni a seconda del tipo di problema riproduttivo della coppia o di altri elementi che il medico giudica rilevanti. Se è prevista l'anestesia per il prelievo degli ovociti per la donna si aggiungono le analisi preanestesia: emocromo completo, VES, tempo di Quick, PT-PTT, transaminasi, glicemia, (trigliceridi), (NA e K), (gamma GT), (sideremia, ferritina, transferrina), elettrocardiogramma. Alcuni di questi esami, come il cariotipo, restano validi per sempre, mentre altri scadono. Ogni centro ha le sue regole riguardo alla scadenza delle analisi, ma in linea generale nessuna analisi resta valida oltre 6 mesi; le analisi preanestesia devono essere più recenti, di solito non oltre 2 mesi prima dell'intervento.

La soppressione

Quasi sempre una FIVET prevede una fase chiamata soppressione, che consiste nel sopprimere l'attività dell'ipofisi per impedire che essa, a un certo punto del ciclo, scateni l'ovulazione – un evento assolutamente normale in un ciclo naturale ma che, se avvenisse durante una FIVET, manderebbe tutto a monte: la FIVET richiede infatti che gli ovociti siano prelevati dai follicoli per essere poi fecondati in vitro, e una ovulazione spontanea li disperderebbe prima che siano prelevati. Per evitare questa eventienza (che nelle prime FIVET, negli anni '70 e '80, era molto frequente e causava la cancellazione di circa il 25% dei tentativi) bisogna bloccare l'attività dell'ipofisi, cosa che può essere ottenuta con due tipi di farmaci: gli analoghi del GnRh e gli antagonisti del GnRh. Analoghi e antagonisti agiscono in modo diverso e con tempi diversi: gli analoghi richiedono più giorni per sopprimere l'ipofisi, mentre gli antagonisti agiscono più rapidamente.

Quindi in una FIVET gli analoghi devono essere presi per vari giorni (come minimo a partire dallo stesso giorno in cui inizia la stimolazione), mentre gli antagonisti possono essere presi per pochi giorni verso la fine della stimolazione, quando i follicoli sono quasi maturi. La scelta del tipo di soppressione, che è un elemento essenziale del protocollo della FIVET, viene fatta dal medico in base alla sua esperienza e alle sue convinzioni su qual è il protocollo migliore per quella paziente. Il protocollo scelto può comportare anche differenze nel tipo di stimolazione, dunque ne può venire fuori un'ampia gamma di possibilità.

La stimolazione

Il successo di una FIVET dipende molto dalla stimolazione ovarica, che induce le ovaie a produrre più follicoli (in Italia massimo tre follicoli per la legge 40) contemporaneamente e dunque consente di recuperare più ovociti da fecondare. Perciò, tranne in casi particolari, una forte stimolazione ovarica è parte essenziale di una FIVET, anche se la quantità e il tipo di stimolazione può variare anche molto da caso a caso: si può andare da 75 a 900 UI di farmaco al giorno, a seconda delle caratteristiche della paziente. Ad esempio si userà una dose maggiore se la donna ha l'FSH alto e dunque ci si aspetta che le sue ovaie reagiscano poco alla stimolazione, mentre si userà una dose più bassa se la donna ha le ovaie policistiche (che tipicamente reagiscono molto alla stimolazione). Inoltre anche la stessa donna può reagire diversamente alla stimolazione da ciclo a ciclo, dunque non è raro che la stimolazione venga aggiustata in base a quel che succede di giorno in giorno. La stimolazione si fa quasi sempre con gonadotropine.

Si possono usare farmaci a base solo di FSH o anche farmaci che contengono LH. Esistono dunque molti protocolli possibili a seconda del tipo di farmaco, della dose e dell'eventuale aumento o diminuzione della dose (a volte si parte con una dose più bassa che viene poi aumentata, a volte si parte con una dose più alta per poi diminuirla verso la fine della stimolazione).

Il monitoraggio

Qualunque sia il protocollo adottato durante la stimolazione è indispensabile un monitoraggio costante dello sviluppo follicolare, eseguito tramite ecografie e dosaggi dell'estradiolo (ormone il cui aumento va di pari passo con lo sviluppo dei follicoli). Il monitoraggio è indispensabile non solo per valutare l'efficacia della stimolazione ma anche per controllare l'eventuale insorgenza di una iperstimolazione ovarica, che è la più pericolosa complicanza di una FIVET. Di solito il monitoraggio inizia dopo 5-6 giorni di stimolazione e prosegue poi a giorni alterni o quotidianamente. Le ecografie consentono di misurare il numero e il diametro dei follicoli, mentre i dosaggi dell'estradiolo indicano come procede il loro sviluppo. La situazione può essere molto diversa da donna a donna (e anche da ciclo a ciclo per la stessa donna), dunque non c'è un numero giusto di follicoli o un livello giusto di estradiolo. Quando le ecografie e i dosaggi mostrano che i follicoli hanno raggiunto un buon grado di sviluppo, si somministra una dose (in genere 10.000 UI) di gonadotropina corionica, che simula il picco di LH e porta i follicoli alla maturazione finale. Poiché l'ovulazione avviene circa 36 ore dopo l'assunzione di HCG, il prelievo degli ovociti si esegue entro 36 ore dall'iniezione. Il pick-up: il prelievo degli ovociti o pick-up consiste nel prelevare gli ovociti da dentro i follicoli in modo da poterli poi fecondare in vitro. Fino alla metà degli anni '80 il pick-up avveniva per via laparoscopica, cioè tramite una piccola incisione nell'addome.

Oggi questo metodo è quasi totalmente abbandonato (si usa solo in rarissimi casi in cui le ovaie non sono raggiungibili in altro modo) ed è sostituito dal metodo transvaginale: si inserisce un ago sottilissimo nella parete della vagina e, sotto la guida delle immagini ecografiche, si raggiungono i follicoli e si aspira il liquido che contengono. La foto qui accanto a sinistra mostra gli strumenti che servono per un pickup, mentre la foto a destra è l'mmagine ecografica di un pickup: la parte evidenziata in blu è l'ovaia, l'ago è la forma bianca allungata che si vede in alto a destra. L'intera procedura dura pochi minuti, a seconda della quantità di follicoli da aspirare: possono volerci 5 minuti se ci sono pochi follicoli o 20-30 minuti se ci sono molti follicoli o se sono messi in modo tale che è più difficile raggiungerli. Il pick-up può essere fatto in anestesia locale o in sedazione generale. L'anestesia locale consiste in una iniezione di anestetico sul collo dell'utero, mentre la sedazione generale è una sorta di anestesia generale, ma più leggera, durante la quale si perde conoscenza. Il vantaggio dell'anestesia locale è che non servono analisi preanestesia e non si perde mai coscienza.

Lo svantaggio è che non elimina il dolore: gran parte delle donne che hanno sperimentato il pick-up in anestesia locale dicono di avere sentito dolore (in misura variabile dal sopportabilissimo allo svenimento) durante la procedura. Con la sedazione generale, invece, il pick-up è del tutto indolore. Lo svantaggio è che servono analisi preanestesia aggiuntive e che ci sono più rischi di complicanze dovute all'anestesia (che comunque sono rarissime). La scelta del tipo di anestesia dipende spesso dal centro più che dalla paziente: molti centri pubblici non usano la sedazione per carenza di anestesisti, mentre gran parte dei centri privati preferisce ricorrere alla sedazione. Dopo il pick-up la donna viene tenuta in osservazione per qualche ora, per controllare che non ci siano complicazioni e, se ha fatto la sedazione generale, per assicurarsi che abbia riacquistato un buon livello di coscienza. Di solito si viene dimesse dal centro 2-3 ore dopo il pick-up, con l'avvertenza di passare il resto della giornata a riposo e di contattare il medico per qualunque malessere dovesse insorgere. Se il pick-up è stato fatto in sedazione generale nelle 24 ore successive non bisogna guidare, fare attività impegnative o prendere decisioni importanti perché i riflessi restano offuscati.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. APPROFONDISCI | ACCETTA

RICHIEDI MAGGIORI INFORMAZIONI

Informativa estesa sui cookie

Premessa
La presente “informativa estesa” è stata redatta e personalizzata appositamente per il presente sito in base a quanto previsto dal Provvedimento dell’8 maggio 2014 emanato dal Garante per la protezione dei dati personali. Essa integra ed aggiorna altre informative già presenti sul sito e/o rilasciate prima d’ora dall’azienda, in combinazione con le quali fornisce tutti gli elementi richiesti dall’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 e dai successivi Provvedimenti dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.

Avvertenza importante
Si informano i terzi tutti che l’utilizzo della presente informativa, o anche solo di alcune parti di essa, su altri siti web in riferimento ai quali sarebbe certamente non pertinente e/o errata e/o incongruente, può comportare l’irrogazione di pesanti sanzioni da parte dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.

Oggetto dell’informativa
La nostra azienda sfrutta nelle presenti pagine web tecnologie facenti ricorso ai così detti “cookies” e questa informativa ha la finalità di illustrare all’utente in maniera chiara e precisa le loro modalità di utilizzo. Il presente documento annulla e sostituisce integralmente eventuali precedenti indicazioni fornite dall’azienda in tema di cookies, le quali sono quindi da considerarsi del tutto superate.

Cosa sono i cookies
I cookies sono stringhe di testo (file di piccole dimensioni), che i siti visitati da un utente inviano al suo terminale (pc, tablet, smart phone, ecc.), ove vengono memorizzati per poi essere ritrasmessi agli stessi siti che li hanno inviati, nel corso della visita successiva del medesimo utente.

Tipologie di cookies e relative finalità
I cookies utilizzati nel presente sito web sono delle seguenti tipologie:

- Cookies tecnici: permettono all’utente l’ottimale e veloce navigazione attraverso il sito web e l’efficiente utilizzo dei servizi e/o delle varie opzioni che esso offre, consentendo ad esempio di effettuare un acquisto o di autenticarsi per accedere ad aree riservate. Questi cookies sono necessari per migliorare la fruibilità del sito web, ma possono comunque essere disattivati.

- Cookies di terze parti: sono dei cookies installati sul terminale dell’utente ad opera di gestori di siti terzi, per il tramite del presente sito. I cookies di terze parti, aventi principalmente finalità di analisi, derivano per lo più dalle funzionalità di Google Analytics. E’ possibile avere maggiori informazioni su Google Analytics cliccando sul seguente link: http://www.google.it/intl/it/analytics.

Per disabilitare i cookies e per impedire a Google Analytics di raccogliere dati sulla navigazione, è possibile scaricare il componente aggiuntivo del browser per la disattivazione di Google Analytics cliccando sul seguente link: https://tools.google.com/dlpage/gaoptout.

Le impostazioni del browser
Informiamo inoltre che l’utente può configurare, liberamente ed in qualsiasi momento, i suoi parametri di privacy in relazione all’installazione ed uso di cookies, direttamente attraverso il suo programma di navigazione (browser) seguendo le relative istruzioni.
In particolare l’utente può impostare la così detta “navigazione privata”, grazie alla quale il suo programma di navigazione interrompe il salvataggio dello storico dei siti visitati, delle eventuali password inserite, dei cookies e delle altre informazioni sulle pagine visitate.
Avvertiamo che nel caso in cui l’utente decida di disattivare tutti i cookies (anche quelli di natura tecnica), la qualità e la rapidità dei servizi offerti dal presente sito web potrebbero peggiorare drasticamente e si potrebbe perdere l’accesso ad alcune sezioni del sito stesso.

Indicazioni pratiche rivolte all’utente per la corretta impostazione del browser
Per bloccare o limitare l’utilizzo dei cookies, sia da parte del presente sito che da parte di altri siti web, direttamente tramite il proprio browser, si possono seguire le semplici istruzioni sotto riportate e riferite ai browser di più comune utilizzo.

Google Chrome: cliccare sull’icona denominata “Personalizza e controlla Google Chrome” posizionata in alto a destra, quindi selezionare la voce di menù denominata “Impostazioni”. Nella maschera che si apre, selezionare la voce di menù denominata “Mostra impostazioni avanzate” e quindi alla voce di menù denominata “Privacy” cliccare sul pulsante “Impostazioni contenuti” ove è possibile impostare il blocco di tutti o parte dei cookies.

Microsoft Internet Explorer: cliccare sull’icona denominata “Strumenti” posizionata in alto a destra, quindi selezionare la voce di menù denominata “Opzioni internet”. Nella maschera che si apre, selezionare la voce di menù denominata “Privacy” ove è possibile impostare il blocco di tutti o parte dei cookies.

Mozilla Firefox: dal menu a tendina posizionato in alto a sinistra selezionare la voce di menù denominata “Opzioni”. Nella maschera che si apre, selezionare la voce di menù “Privacy”, ove è possibile impostare il blocco di tutti o parte dei cookies.