L’Italia è agli ultimi posti tra i paesi europei per tasso di natalità, con un valore, per il 2013, pari a 1,39 figli per donna, quando il tasso necessario ad assicurare un ricambio generazionale è di 2,1. Se in alcuni casi ciò può essere legato a scelte, in altri casi invece, il figlio, pur desiderato, non arriva. In Italia, 60.000 nuove coppie, ogni anno, hanno difficoltà ad avere figli e si stima che in circa la metà dei casi l’infertilità sia d’origine maschile. Nonostante questi numeri, la sterilità è vissuta come un problema privato e individuale, del quale si parla poco e male. I toni sensazionalistici dei pochi articoli che si leggono sull’argomento nascondono la realtà di un problema che, se mal affrontato, può rivelarsi devastante per l’equilibrio della coppia.
L'International Council on Infertility Information Dissemination (INCIID), considera infertile una coppia che non ha un concepimento dopo un anno di rapporti non protetti. Da un punto di vista sociologico, l’allungamento dei percorsi formativi ha spostato in avanti l’età media nella quale una coppia decide di procreare e, oltre al fisiologico declino della fertilità legato all’avanzare degli anni, esistono numerose situazioni patologiche e stili di vita che nel tempo possono influenzare negativamente la fertilità, sia maschile sia femminile. Tra queste il fumo, l’obesità, l’ambiente le malattie sessualmente trasmissibili e numerose altre patologie sia dell’apparato genitale sia di tutto l’organismo.
La concentrazione media di spermatozoi, nella popolazione maschile generale, è calata del 60% negli ultimi 70 anni, e il numero dei maschi che producono un numero insufficiente di spermatozoi è passato dal 5% al 20% della popolazione. Le cause di questa “epidemia”, oltre che allo stile di vita, vengono attribuite alla maggiore libertà sessuale, alla diffusione nell’ambiente di sostanze nocive tra le quali i diffusi “distruttori endocrini”, agenti con effetto simil-ormonale diffusi nell’ambiente e negli alimenti. La prima risposta della scienza medica dovrebbe essere una prevenzione, sempre invocata in ogni dibattito e inclusa in molte leggi, ma quasi mai praticata, basata su un’adeguata informazione, stili di vita sani e screening per la e diagnosi precoce delle patologie. La coppia infertile tradizionalmente si rivolge al ginecologo, figura competente a diagnosticare e trattare l’infertilità femminile. In ciò si annida il rischio di una sottovalutazione della componente maschile, spesso limitata a una valutazione del liquido seminale, benchè molte condizioni di infertilità dell’uomo, se diagnosticate, possono essere curate.
Nel campo della riproduzione l’evoluzione delle tecniche ha portato a perdere di vista l’essenza dell’atto medico, che deve partire da una diagnosi. Come noto oggi è possibile ottenere un embrione in laboratorio fecondando un ovocita con un singolo spermatozoo; la tentazione di ricorrere a queste tecniche, saltando la valutazione del maschio, porta ad una medicalizzazione esasperata della procreazione, con un dispendio improprio di mezzi, lasciando al maschio il solo ruolo di fornitore di un’imbarazzante provetta di seme. Non valutare un maschio infertile è sbagliato per motivi etici ed economici e perché l’infertilità è espressione di una malattia che comunque dovrebbe essere individuata perché in alcuni casi, potrebbe essere pericolosa o invalidante.La "Società Italiana di Andrologia" (SIA) è una associazione scientifica senza fini di lucro, volta allo studio, alla prevenzione ed alla cura delle disfunzioni dell'apparato genitale maschile e della sessualità di coppia. Tra le numerose iniziative, la SIA ha promosso per circa 10 anni la “Settimana della Prevenzione Andrologica”, durante la quale gli specialisti effettuavano visite andrologiche gratuite; ha inoltre svolto numerose campagne di sensibilizzazione mediatica e istituzionale (ministeri, assessorati regionali e singole AUSL) sui problemi andrologici, oltre a iniziative rivolte soprattutto al mondo della scuola, nell’ottica della prevenzione. Consultando il sito web www.andrologiaitaliana.it e www.prevenzioneitaliana.it, sarà possibile avere una panoramica completa sull’attività della SIA, oltre a raccogliere indicazioni sulla presenza di uno specialista nel proprio ambito territoriale.
Carlo Maretti
- Coordinatore Nazionale commissione “PMA e Fertilità” della Società Italiana di Andrologia -
- Coordinatore Nazionale “Road Map infertilità maschile” della Società Italiana di Andrologia -
