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Dott. Carlo Maretti AndrologoDott. Carlo Maretti

Specialista in Andrologia

Perfezionato in Sessuologia

 


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11 Settembre 2017

INFEZIONE DA PAPILLOMAVIRUS (HPV)

L'infezione da HPV del tratto genitale è causata da papillomavirus umani, piccoli virus a DNA, molto frequente soprattutto nelle donne giovani dove la maggior parte di esse si infetta entro pochi anni dall'inizio dell'attività sessuale. A tutt'oggi sono stati identificati più di 150 genotipi di HPV che infettano la specie umana , dei quali circa 40 sono associati a patologie del tratto genitale, sia benigne che maligne. 

Classificazione

A seconda della capacità di indurre una trasformazione neoplastica dell'epitelio infetto e quindi sulla base del loro potere oncogeno i virus HPV sono stati pertanto suddivisi in 3 gruppi:
a basso rischio di trasformazione , più frequentemente associati a lesioni vegetative benigne(condilomi) quali gli HPV 6, 11, 44, 53-55, 26, 32, 42, 61, 62, 81-84, 64, 34, 73, 66, 67,69,70,40,57
a rischio intermedio , ma talvolta identificati in lesioni neoplastiche: HPV 35 ,39, 41, 51, 52,56,58,59,68ed
a rischio elevato , cioè identificati in più dell''80% dei carcinomi della cervice uterina : HPV 16(nel 50%), 18 , 31, 33,45.

Per quanto riguarda gli organi genitali, la trasmissione dell'infezione avviene prevalentemente per via sessuale. I microtraumi dei tessuti legati al rapporto permettono al virus di superare le barriere difensive e quindi infettare le cellule. La localizzazione delle lesioni è pertanto tipica delle sedi caratterizzate da una maggiore fragilità epiteliale. È anche documentata la trasmissione per contagio indiretto attraverso asciugamani, biancheria intima e sebbene non si sappia quanto tempo il virus viva fuori dall'organismo, si ritiene che questo tempo sia breve e pertanto una sua trasmissione indiretta può essere possibile.
La latenza dell'infezione è variabile per cui non è possibile stabilire quando questa si è instaurata. Il periodo di incubazione può oscillare tra 1 e 8 mesi. I fattori associati al rischio di infezione con HPV sono: un numero elevato di partner e/o rapporti sessuali, un'elevata promiscuità sessuale del partner, la presenza di altre infezioni sessualmente trasmesse e uno stato di immunodepressione attribuibile, fra le altre possibili cause, anche ad un'infezione da HIV. L'infezione è generalmente transitoria, nel senso che il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di produrre qualsiasi effetto patogeno. L'infezione regredisce infatti spontaneamente in 1 anno nel 50% dei casi ed in 2 anni nell'80% dei casi.

Si stima che l'80% della popolazione sessualmente attiva contragga almeno una volta nella vita l'infezione. Nei maschi, l’infezione, in base al ceppo virale interessato, può portare a due conseguenze: la prima riguarda la formazione di lesioni asintomatiche dove in questo caso l’uomo funge da “portatore sano” e può contribuire allo sviluppo di patologie Hpv-correlate nella donna. La seconda, invece, prevede la manifestazione di lesioni sintomatiche quali le verruche genitali (condilomi acuminati), le forme tumorali dell’area ano-genitale e oro-faringea, e i papillomi laringei. Per ciò che riguarda la formazione di condilomi, i ceppi virali coinvolti sono Hpv 6 e 11, ai quali sono attribuite il 90% di manifestazioni. Tra questi, Hpv 6 risulta essere il principale responsabile.

I tumori causati dal Papilloma virus

I maggiori responsabili della formazione di neoplasie Hpv-correlate nel maschio sono l’Hpv 16 e18, definiti ad alto rischio oncogeno e che sono anche responsabili del cancro della cervice uterina nelle donne. Nel maschio, i tumori provocati da infezione da Hpv interessano in particolare l’apparato genitale e il distretto oro-faringeo . Si pensi che circa l’80-90% di neoplasie anali, il 50% di neoplasie del pene e 45-90% dei tumori della testa e del collo sono legati a questo tipo di infezione.

Al momento, per l’uomo, l’unico strumento efficace in termini di prevenzione è il vaccino quadrivalente, in grado di proteggere da condilomi e lesioni causati da Hpv 6, 11, 16 e 18. Così come per le donne, affinché sia pienamente efficace, il vaccino deve essere somministrato prima di entrare in contatto con l’infezione, a partire dai nove anni d’età. Il nuovo Piano nazionale Italiano di prevenzione vaccinale include anche i ragazzi dodicenni nel programma di vaccinazione Hpv ed in alcune regioni d’Italia quali Puglia, Friuli Venezia Giulia e Veneto, il servizio è già attivo.

Nota Bene : In caso di sospetto rapporto a rischio è fondamentale recarsi dallo specialista e comunicare la problematica anche alla partner in modo che possa procedere con i necessari accertamenti clinici.

Riassumendo :

  • Il virus colpisce entrambi i sessi: in Europa più di 1/3 dei tumori correlati all’HPV è a carico del maschio
  • L’HPV si trasmette non solo attraverso rapporti sessuali vaginali, orali e anali, ma può essere sufficiente il semplice contatto con la pelle per la trasmissione.
  • Gli unici metodi di protezione dal contagio sono la vaccinazione e l’uso corretto del profilattico.
19 Aprile 2017

VARICOCELE E INFERTILITÀ MASCHILE

L’infertilità maschile è un problema medico e sociale che, da solo, rappresenta circa la metà delle cause di infertilità, condizione che riguarda circa il 15% delle coppie in età fertile. Vari studi epidemiologici hanno constatato che in Italia 1 maschio su 3 è a rischio di infertilità e che il 10-15% della popolazione in età riproduttiva (13-55 anni) presenta fattori di rischio per l’apparato riproduttivo. L’infertilità maschile può essere classificata in forme che agiscono a livello pre-testicolare, testicolare e post-testicolare e comunque in disfunzioni correlate alla produzione, all’emissione o alla funzionalità degli spermatozoi. 

Il Varicocele è una patologia testicolare che colpisce il 20% della popolazione maschile e il 40% dei maschi infertili ed è quindi la causa più frequente di infertilità maschile.

Si tratta di una dilatazione dei vasi venosi del plesso pampiniforme con associato reflusso. L’ectasia venosa e il concomitante reflusso venoso sono considerati alla base dell’innalzamento della temperatura scrotale e dello stress ossidativo che potenzialmente possono determinare un danno delle cellule spermatiche con aumento dell’apoptosi (morte) cellulare. Lo specialista rileva la presenza del reflusso venoso attraverso la visita ma la diagnosi di certezza avviene attraverso l’ecodoppler scrotale. Tale esame strumentale è eseguito con sonda lineare a elevata risoluzione e frequenza e con Color Doppler adeguato per flussi lenti che consente di valutare tutte le strutture in maniera ottimale e di stimare eventuali alterazioni dei flussi vascolari sia arteriosi sia venosi.

L’esame viene eseguito in posizione supina e in una seconda fase si valutano i vasi del plesso pampiniforme in posizione eretta al fine di diagnosticare un eventuale varicocele. L’esame prevede inizialmente la valutazione degli involucri scrotali per valutare cisti o calcificazioni dell’albuginea, raccolte fluide (ematiche o idrocele), scrotoliti (piccole aree iperecogene maggiormente presenti al fondo scrotale). Lo studio dei testicoli consiste nella valutazione della sede dei didimi, delle dimensioni (volume), dell’ecostruttura e della vascolarizzazione. I testicoli possono essere in sede scrotale, inguinale (testicolo retrattile o criptorchidismo) o al limite dell’anello inguinale inferiore e possono essere ruotati di 90° (testicolo trasverso) o 180° (inversione testicolare). In età adulta i testicoli dovrebbero avere una dimensione volumetrica compresa tra 12 e 25 ml. Sono considerati ai limiti inferiori della norma volumi tra i 10 e 12 ml e francamente ridotti volumi inferiori ai 10 ml. Il volume dei testicoli viene calcolato dalla stima dei tre diametri mediante la formula dell’ellissoide (moltiplicando i tre diametri per 0,52). Tali misurazioni consentono la stima di eventuali dismetrie testicolari, spesso derivanti da patologie in atto o pregresse monolaterali. L’ecostruttura testicolare normale è omogenea, con echi fini e compatti in tutti gli ambiti tranne che in una porzione mediana iperecogena (mediastinum testis).

Dopo la valutazione ecografica si studia il funicolo spermatico e l’eventuale distribuzione di ectasie venose in sede peritesticolare e/o sottotesticolare con valutazione dei relativi flussi basali e durante manovra di Valsalva (inspirazione profonda seguita da contrazione addominale) e tale valutazione è completata dallo studio in ortostatismo. La presenza di ectasie con reflusso patologico basale o dopo manovra di Valsalva e la sede delle stesse consentono di diagnosticare la presenza di varicocele, fattore di rischio per riduzione della fertilità, e di classificarlo in una scala in 5 gradi (secondo Sarteschi). Ultimamente sempre più importanza si dà allo studio della frammentazione del DNA spermatico nel paziente con varicocele. Soprattutto nei pazienti con età superiore ai 35 anni, ritenuti non candidabili a intervento chirurgico di correzione del varicocele. È stato invece dimostrato come l’intervento possa migliorare i tassi di frammentazione del DNA spermatico in modo rapido, ancora prima del miglioramento degli altri parametri del liquido seminale.

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21 Marzo 2017

La disfunzione erettile (DE) e la patologia cardiovascolare

La DE è una delle patologie croniche più comuni che colpiscono gli uomini e la sua prevalenza aumenta con l'invecchiamento. Studi epidemiologici hanno ampiamente dimostrato che la prevalenza e la severità della DE sono correlate con l’età. I dati dello studioMassachusetts Male Aging hanno dimostrato una probabilità 3 volte superiore di sviluppare DE completa nei pazienti di 70 anni di età rispetto a quelli di 40 anni. Gli anziani presentano un’ aumentata probabilità di sviluppare la DE a causa di malattie croniche, patologie concomitanti e cambiamenti associati all'età . La DE è una condizione multifattoriale e, come tale, la prevenzione e il trattamento richiedono un approccio multidisciplinare

È ampiamente dimostrato che la DE è principalmente associata a cause vascolari sottostanti, in particolare all'arteriosclerosi. La DE e la malattia cardiovascolare presentano comuni fattori di rischio, quali l’età, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione arteriosa, il fumo, l’obesità, la sindrome metabolica, la sedentarietà e la depressione. Studi evidence-based hanno identificato legami fisiopatologici tra DE e altre patologie vascolari, come la disfunzione endoteliale e l’infiammazione.

La DE viene identificata come un importante marcatore per eventi cardiovascolari futuri e può precedere una patologia cardiovascolare clinicamente evidente da 2 a 5 anni e questo fornisce una finestra temporale di riferimento per modificare precocemente i fattori di rischio e migliorare gli outcome. La precocità con la quale la DE si manifesta rispetto al primo evento clinico cardio-cerebro-vascolare rende lo screening e la diagnosi della DE un momento di estrema importanza nella prevenzione primaria cardiovascolare.

20 Febbraio 2017

PIANO NAZIONALE VACCINI 2017-2019

"Finalmente il Piano nazionale vaccini 2017-2019 conclude il suo iter con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di sabato 18 febbraio", spiega il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ricorda come nel "nuovo Piano collegato ai nuovi Livelli essenziali di assistenza, i vaccini saranno gratis per tutti e senza pagamento del ticket". 

PER I BAMBINI: nel primo anno di vita saranno introdotti i vaccini gratuiti contro il Meningococco b, batterio pericoloso che puo' provocare casi letali di meningite, e il rotavirus, che e' causa di gastroenteriti molto forti che possono avere conseguenze gravi nei piu' piccoli. Per l'antimeningococco b (attualmente a pagamento in quasi tutte le regioni) la prima dose si effettua a partire dai tre mesi di vita, con richiami a seguire. Per il rotavirus, a partire dalla sesta settimana di vita, insieme con tutti gli altri vaccini previsti per i primi mesi di vita. Nel secondo anno di vita invece si potra' fare quello contro la Varicella (oggi gratuito solo in 8 regioni), malattia che in rari casi puo' provocare complicanze e richiedere ricovero ospedaliero. Il vaccino si effettua dai 13-15 mesi di vita, anche insieme a quello per morbillo, rosolia e parotite, con richiami a seguire.

PER GLI ADOLESCENTI: il vaccino contro il Papilloma virus (HPV), oggi gratuito per le adolescenti, sara' esteso anche ai ragazzi maschi, per riuscire a debellare la diffusione del virus che e' la piu' frequente causa di tumore alla cervice dell'utero e alla bocca. Agli adolescenti verra' poi offerto il meningo tetravalente, ovvero che protegge contro il meningococco dei ceppi A, C, W, Y, alcuni dei quali diffusi soprattutto in continenti extraeuropei.

09 Febbraio 2017

Papilloma Virus al maschile

Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2016-2018

Indagine su 150 giovani uomini, 95% ha rapporti non protetti.

A rivelarlo è stata una ricerca condotta nell'ambito della campagna di informazione e prevenzione 'Amico-Andrologo', dove sono stati indagati 150 ragazzi maschi delle scuole secondarie superiori attraverso un tampone per la ricerca di HPV. 

L’l'infezione da HPV, comunemente conosciuta perché causa di tumore al collo dell'utero nelle donne, nel maschio è un problema altrettanto pericoloso ma poco noto e sottostimato. Nell'uomo, può provocare infertilità e neoplasie a livello genitale, del cavo orale e dell'ano. I sottotipi più aggressivi sono, i genotipi oncogeni 16 e 18 che sono risultati presenti rispettivamente nel 6% e nel 13% dei ragazzi risultati positivi allo screening.

L'80% di tutti i casi positivi non erano accompagnati da lesioni o condilomi, aspetto questo che rende l'infezione difficilmente diagnosticabile e pertanto determina una maggiore diffusione del virus anche nei soggetti non affetti.

Il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2016-2018 raccomanda la vaccinazione contro l'HPV anche per i ragazzi, oltre che per le ragazze e quindi significa non solo proteggere la popolazione maschile ma anche aumentare l'efficacia nella popolazione femminile, diminuendo così patologie e tumori correlati.

17 Gennaio 2017

Fecondazione: sì del Garante alla nuova disciplina sul consenso

Parere favorevole del Garante per la privacy sulla nuova disciplina per manifestare il consenso da parte delle coppie che intendono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Lo schema del ministero della Salute sottoposto al Garante - spiega la Newsletter dell'Autorità - aggiorna il Regolamento sulla procreazione assistita del 2004 alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale che hanno dichiarato l'illegittimità costituzionale di alcune norme della legge 40/2004, rimuovendo il divieto alla fecondazione eterologa e consentendo, in particolari circostanze, la crioconservazione degli embrioni. Le novità legate alle sentenze - spiega ancora il Garante - hanno reso necessario un aggiornamento della disciplina anche per quanto riguarda il trattamento dei dati delle coppie che si sottopongono alla fecondazione assistita, dei nati e dei donatori.

Per conformare pienamente lo schema ai principi e alle regole sulla protezione dei dati il Garante ha chiesto di apportare alcune modifiche, integralmente recepite dal ministero. Il ministero dovrà, in particolare, predisporre ed inserire nello schema di regolamento un nuovo modello di informativa e richiesta di consenso al trattamento dei dati personali, utilizzabile dalle strutture che praticano la fecondazione assistita (per la predisposizione del quale l'Autorità ha dato la sua disponibilità). Le coppie che accedono alle tecniche di procreazione di tipo eterologo dovranno inoltre essere chiaramente informate del fatto che i loro dati e quelli dei neonati saranno trasmessi al Centro nazionale trapianti per l'implementazione del registro nazionale dei donatori di cellule riproduttive a fini di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

05 Dicembre 2016

INFARTO CARDIACO E DISTURBI SESSUALI

Sebbene gran parte dei pazienti più giovani colpiti da infarto cardiaco acuto (Ima) facciano sesso a un anno dall'evento acuto, una donna su 15 e un uomo su 20 hanno elevate probabilità di ritardare o di non riprendere l'attività sessuale, secondo lo studio Virgo pubblicato su Jama Cardiology.

Di 2.802 partecipanti tra 18 e 55 anni, l'85,2% degli uomini e il 72,6% delle donne erano di nuovo attivi sessualmente dopo 12 mesi dall'infarto,  il sesso è stato valutato come abbastanza importante dal 92% degli uomini e dal 73% delle donne, ed estremamente o molto importante dal 45% e dal 24% di essi, rispettivamente. L'aspetto negativo è che a un anno dall'infarto il 59,4% delle donne e il 45,7% degli uomini riferiva mancanza di interesse e secchezza vaginale tra le prime e difficoltà di erezione o mancanza di interesse tra i secondi.

La conclusione è stata che se non affrontati, i problemi sessuali post-infartuali possono erodere il rapporto tra i partner influenzando anche a lungo termine lo stato di salute del paziente, dove nello studio si precisa che le persone che non avevano consultato il medico a proposito dei propri disturbi sessuali nel primo mese dopo l'infarto cardiaco acuto avevano più probabilità di ritardare o di non riprendere l'attività sessuale.

16 Novembre 2016

INFERTILITA' NEI PAZIENTI ONCOLOGICI: LA RETE WEB E' UNO STRUMENTO PER PREVENIRLA.

Sono circa 30 gli italiani con meno di 40 anni che ogni giorno ricevono una diagnosi di cancro, che li espone al rischio di ridurre la probabilità di avere figli. La perdita della prospettiva della paternità o maternità a seguito dei trattamenti anti-cancro ha un impatto negativo sulle persone che vivono l'esperienza della malattia, e sui loro progetti futuri.

E' quindi indispensabile che questi giovani pazienti siano immediatamente informati sulle possibili tecniche per preservare la loro fertilità.Il periodo finestra tra il momento in cui il paziente riceve la diagnosi di tumore e l'inizio della terapia è l'unico spazio utile per la crioconservazione dei gameti e per questo la Società Italiana di Andrologia ha indicato sul suo sito web (www.andrologiaitaliana.it) i professionisti per singola regione che hanno le comptetenze per affrontare le tematiche riproduttive ed i riferimenti per le strutture sanitarie che operano nel settore. I

n questo modo sarà più semplice la scelta della struttura sia per gli oncologi che devono mettersi rapidamente in contatto con i medici della riproduzione, sia per i pazienti che possono disporre di maggiori strumenti decisionali.

10 Ottobre 2016

Miglioramento dell'attività sessuale nell'ipogonadismo tardivo dopo trattamento con testosterone gel

Di recente è stato pubblicato un ampio studio, controllato con placebo, effettuato su pazienti ipogonadici anziani. L'ipogonadismo dell'anziano è un'entità clinica caratterizzata da bassi livelli di testosterone totale, associati a sintomi quali disfunzione erettile, calo della libido e di erezioni mattutine. Se da un lato è noto che l'attività sessuale può diminuire con l'avanzare dell'età parallelamente alla diminuzione dei valori di testosterone che dopo i 40 anni si riducono di circa 1,5% /anno, dall'altro lato gli effetti della terapia con testosterone sulla funzione sessuale, in studi di intervento su popolazione anziana, erano risultati finora contraddittori.

Il trattamento con testosterone negli ipogonadici anziani, è ancora oggetto di dibattito, anche in considerazione della possibile presenza di comorbilità e degli effetti collaterali (progressione di carcinoma della prostata e della mammella, effetti cardiovascolari, apnee notturne, sintomi ostruttivi urinari).

Nello studio di Cunningham e collaboratori, sono stati reclutati 470 uomini di età > 65 anni, con una media di testosterone totale < 275 ng/dL e una partner (disponibile ad almeno due rapporti sessuali al mese). I pazienti sono stati trattati con testosterone gel per un anno e sottoposti ogni tre mesi a questionari specifici per valutare la funzione sessuale (IIEF). Lo studio ha documentato un aumento dei valori di testosterone totale nei pazienti trattati dove è migliorato il desiderio sessuale, l'erezione e l'attività sessuale.

09 Giugno 2016

LA GONORREA nel 2016

"Se non interveniamo subito la gonorrea sara' una patologia senza cura gia' dal 2016 in poi. Si e' registrato un forte aumento del numero di casi di infezione a trasmissione sessuale della gonorrea. Tassi che hanno raggiunto quota piu' 25% nel solo 2011 e ad oggi e' diventato sempre piu' difficile trovare antibiotici in grado di curare la patologia".

E' l'allarme lanciato da Cathy Ison, responsabile del National Reference Laboratory for Gonorrhoea in Inghilterra, che ha spiegato alla BBC: "Una prospettiva che ci permette di ipotizzare che entro la fine del 2016 potremmo non essere piu' capaci di trattare la malattia a trasmissione sessuale. Speriamo che attraverso la sensibilizzazione delle persone verso una maggiore protezione durante i rapporti riusciremo a guadagnare il tempo necessario a cercare nuove strategie per impedire all'infezione di trasformarsi in una patologia incurabile.

Ma se non faremo qualcosa sul breve termine la sfida sara' persa in soli tre anni".

11 Maggio 2016

L'ESAME DEL LIQUIDO SEMINALE SECONDO I CRITERI WHO 2010

Con il WHO 2010 i criteri descrittivi dello spermiocitogramma esprimono dei dati che permettono di identificare un quadro clinico in grado di influire sulle capacità riproduttive dell’individuo oltre a fornire dei valori statistici sulla percentuale di successo per ottenere una gravidanza.

I maggiori esperti di infertilità maschile riuniti a Roma, in un incontro scientifico dal titolo "Fertility Day" che ha avuto come responsabile scientifico il dott. Maretti Carlo, coordinatore nazionale della commissione "Fertilità e PMA" della Società Italiana di Andrologia (SIA), hanno ribadito l'importanza dello spermiocitogramma quale esame fondamentale nella comprensione della reale capacità riproduttiva di un individuo. Un esame del liquido seminale dovrebbe essere fatto seguendo i criteri WHO 2010, questo per permettere di confrontarsi con la popolazione maschile fertile e quindi di dare alla coppia, delle percentuali di concepimento dopo un anno di rapporti naturali.

Con il WHO 2010 i criteri descrittivi dello spermiocitogramma esprimono dei dati che possono permettere di identificare un determinato quadro clinico in grado di influire sulle capacità riproduttive dell’individuo oltre a fornire dei valori statistici sulla percentuale di successo per ottenere una gravidanza.

22 Febbraio 2016

PAPILLOMA VIRUS E TUMORI DEL COLLO DELL’UTERO

Secondo il piú vasto studio sui genotipi Hpv realizzato fin'ora, pubblicato dalla rivista "The Lancet Oncology", otto tipi di Papilloma Virus umani (Hpv) sono responsabili di oltre il 90% dei tumori del collo dell'utero nel mondo. Fra gli otto tipi di Hpv identificati come i piú pericolosi, tre (16, 18 e 45) sono i piú frequenti; il 16 e il 18 vengono trattati con due vaccini contro i Papilloma Virus attualmente sul mercato, Gardasil di Sanofi Pasteur MSD e Cervarix de GlaxoSmithKline.

Un gruppo di ricerca internazionale, guidato da Silvia de Sanjos‚ dell'Istituto catalano d'oncologia di Barcellona, ha studiato campioni di 10.575 casi di tumore invasivo del collo dell'utero, diagnosticati tra il 1949 e il 2009, raccolti in 38 Paesi di tutti i continenti. I tipi 16, 18, 45, 33, 31, 52, 58 e 35 sono stati identificati come gli otto Hpv i piú frequenti (in un ordine decrescente). Gli Hpv 16, 18 e 45 sono stati trovati nel 75% dei carcinomi epidermoide e nel 94% degli adenocarcinomi (rispettivamente prima e seconda forma piú frequente del cancro del collo dell'utero).

14 Gennaio 2016

“FERTILITY DAY” La Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità

L’istituzione di una Giornata nazionale dedicata al tema della fertilità “Fertility day” rappresenta un’occasione per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema. Può diventare una proposta d’incontro sul tema della fertilità con i giovani, gli insegnanti, le famiglie, i medici, coinvolgendo proprio questi ultimi in una serie di iniziative a partire dagli stessi studi medici. 

Si tratta di mettere a fuoco con grande enfasi il pericolo della denatalità, la bellezza della maternità e paternità, il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori, l’aiuto della Medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini, prima che sia troppo tardi. Si propone l’evento su scala nazionale per il prossimo 7 maggio 2016, con successiva cadenza annuale, in tutte le città che aderiranno, con il coinvolgimento dei Sindaci dei Comuni, degli Ordini dei Medici, delle Società Scientifiche, delle Farmacie, delle Scuole e delle Famiglie.

Gli eventi formativi si terranno nei teatri locali e in stands appositamente allestiti nelle piazze. Dott. C. Maretti - Responsabile Nazionale SIA commissione Fertilità e PMA.

18 Novembre 2015

INCIDENZA DELLA DISFUNZIONE ERETTILE NEL MASCHIO

I dati epidemiologici indicano che la disfunzione erettile (DE) è un fenomeno che interessa il 13% della popolazione maschile adulta, con una maggior concentrazione nella fascia di età tra i 40 e i 70 anni (50% dei maschi), dove nella maggior parte dei casi viene ricondotta a una causa organica ben precisa. Il sintomo di DE può essere il campanello di allarme di una patologia vascolare, endocrina, neurologica o di altre malattie quali diabete, obesità, ipercolesterolemia, ipertensione o insufficienza renale.

Nei soggetti diabetici il deficit erettile è presente nel 15% dei casi nella fascia di età che va dai 20 ai 40 anni, per arrivare al 40%-60% tra i 50 e i 70 anni. In questa stessa fascia di età (50-70 anni) anche nei soggetti con ipertensione è presente una DE nel 55% dei soggetti. Oggi la disfunzione erettile si può curare e le alternative terapeutiche, scelte dallo specialista andrologo, consentono di scegliere la soluzione che meglio risponde alle esigenze del paziente.

14 Ottobre 2015

UN FARMACO IN CREMA PER LA TERAPIA DELLA DISFUNZIONE ERETTILE.

Sbarca ufficialmente in Italia, l’alprostadil crema, il primo trattamento topico destinato a chi è affetto da disfunzione erettile (DE). La DE condiziona in modo importante la sessualità degli uomini e quindi l’equilibrio di coppia con risvolti negativi sulla sessualità della partner. Un deficit erettivo può presentarsi a qualsiasi età con una percentuale di circa il 10% degli uomini tra i 40 e i 50 anni, il 40% fra i 60 e i 70 anni e il 50% dei soggetti oltre i 70 anni.

Di facile utilizzo, è infatti in crema, agisce localmente e rapidamente, tra 5 e 30 minuti, con un effetto che può permanere per più di mezz’ora, a seconda dei soggetti con DE lieve o di media entità. Quella che è già stata chiamata la “crema dell’amore” è stato sviluppato negli Stati Uniti, si basa su una nuova tecnologia formulativa e cioè l’associazione tra l’Alprostadil, principio attivo di comprovata efficacia, e una molecola (Ddaip) capace di aumentare di molto l’assorbimento cutaneo.

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