Al Cnao, Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, per la prima volta in Italia e in Europa, per contrastare un tumore alla prostata ormai a uno stadio molto avanzato e resistente alla radioterapia, è stato usato un fascio di ioni di carbonio. Il paziente, un uomo con più di 60 anni, ha iniziato giovedì il trattamento: sedici sedute di 30 minuti ciascuna. Il tempo di preparare il paziente, imbragarlo sul lettino in modo che non possa muoversi perché è richiesta la massima precisione durante l’intervento.
Poi il grande anello del sincrotrone si mette in moto e accelera alla velocità della luce un fascio di particelle infinitesimali. Il fascio diventa un bisturi sul corpo, incide e disintegra le cellule tumorali preservando quelle sane. L’intervento vero e proprio ha una durata di due, tre minuti al massimo ed è indolore. Il paziente esce in autonomia dal centro di adroterapia oncologica per tornare l’indomani. L’utilizzo degli ioni carbonio si affianca a quello dei protoni nella cura dei tumori solidi resistenti alle terapie convenzionali. Ma gli ioni sono 12 volte più pesanti, in grado quindi di liberare maggiore energia per sgretolare le cellule malate più resistenti.
«Ogni anno in Italia vengono diagnosticati 300mila nuovi tumori – spiega il presidnete della fondazione Cnao, Erminio Borloni – . Su gran parte si interviene chirurgicamente, 120-130mila vengono affrontati con la radioterapia. Ma ne restano alcune decine di migliaia radioresistenti. Su questi casi lavoriamo al Cnao». Il centralino della struttura squilla freneticamente, le chiamate arrivano da tutta Italia. Tanto che sul sito online della struttura pavese viene chiarito che al momento «il Cnao è autorizzato a trattare esclusivamente i pazienti che rientrano nei protocolli clinici approvati dal ministero della salute». Gli altri, dovranno attendere che tutta la procedura burocratica, sia conclusa. «A pieno regime, previsto dal 2014, il Centro fornirà prestazioni di adroterapia a carattere ambulatoriale 5 giorni alla settimana per 13 ore al giorno a circa 2000 pazienti all'anno, in circa 20000 sedute eseguite nelle 3 sale di trattamento con quattro linee di fascio, a cui si aggiungerà anche una sala sperimentale dedicata alla ricerca clinica e radiobiologica – spiega Borloni – I risultati dei trattamenti finora effettuati con protoni su un centinaio di pazienti sono ottimi e c nfermano le previsioni dei medici e le attese e le speranze riposte in questa tecnica innovativa». L’iter burocratico ha segnato un importante passo avanti proprio venerdì pomeriggio quando all’Istituto Superiore di Sanità è stato approvato il primo protocollo che il centro pavese avevano completato e consegnato lo scorso febbraio.
Viene riconosciuta la marcatura Cee, una certificazione di conformità del dispositivo made in Pavia (formato dal sincrotrone e da tre sale). Questo apre la strada a un’operazione più ampia: il primo protocollo riguarda il trattamento di cordomi e controsarcomi della base cranica, ma a breve saranno avviate le procedure per estendere la marcatura anche alle altre patologie.
