Malattia di La Peyronie

Anatomia del pene
La fase iniziale della manifestazione clinica è caratterizzata molto spesso da dolore del pene in erezione, parestesie locali e comparsa di noduli o placche di indurimento nella tonaca albuginea con aree di restringimento del pene. Nelle fasi più avanzate
Malattia di La Peyronie
Incurvamento penieno da Induratio Penis Plastica
Malattia di La Peyronie
Incurvamento dorsale del pene da Induratio Penis Plastica
Malattia di La Peyronie
autofoto che va sempre proposta al paziente al fine di documentare la presenza e l’entità dell’incurvamento. Queste tre posizioni sono le più idonee per ottenere una fotografia in erezione che permetta la valutazione obiettiva dell’entità dell’incurvament
Malattia di La Peyronie
Intervento chirurgico con una corporoplastica secondo Nesbit. L
Malattia di La Peyronie

Si può definire l’Induratio Penis Plastica (IPP) o malattia di La Peyronie, dal nome dell’Autore che l’ha per primo descritta, come una malattia ad eziologia sconosciuta che si sviluppa su di un terreno predisponente, quale quello dei microtraumatismi, delle infezioni uretrali, con fasi infiammatorie intercalate a fasi di scleroialinosi stabilizzata. La successione temporale del passaggio dall’una all’altra fase è assai variabile da individuo a individuo, portando la malattia a progredire in tempi assai brevi come pure in periodi addirittura di anni. Tali fasi si susseguono a poussée cicliche durante il decorso della malattia, che pertanto avrà una tendenza progressiva, anche se del tutto incostante e irregolare. In uno stadio infiammatorio iniziale la sintomatologia sarà caratterizzata da parestesie e algie peniene, che spesso costituiscono un quadro sintomatologico piuttosto vago, che il paziente non sempre è in grado di riconoscere.

STADIO DEGENERATIVO DELLA MALATTIA DI LA PEYRONIE

Nello stadio degenerativo si ha la formazione della placca fibrosa peniena, con alterazioni meccaniche dell’erezione: i sintomi sono più importanti e sono condizionati dalla presenza della placca che, infiltrando le terminazioni nervose, determina il loro stiramento durante l’erezione, causando frequentemente dolore. La placca, inoltre, è all’origine della mancata distensione distrettuale dell’albuginea durante l’erezione, con retrazione segmentaria e conseguente incurvamento penieno verso il lato dove è presente la lesione .

Come già detto, la malattia evolve con poussée successive, e quindi può accadere che una nuova fase infiammatoria si sovrapponga a una placca sclerotica già stabilizzata precedentemente: questa evenienza porterà a un nuovo aggravamento dei sintomi legati alla placca stessa. Il protocollo diagnostico deve poter consentire oltre all’inquadramento morfologico della malattia (estensione/infiltrazione della placca) una valutazione della situazione emodinamica peniena. Questo permetterà di rivelare l’esistenza di un’eventuale insufficienza erettile associata, condizione che influenzerà significativamente l’orientamento terapeutico. Tali terapie si attuano nella fase infiammatoria attiva della malattia e hanno lo scopo di bloccare i meccanismi patogenetici suddetti che portano alla formazione della placca sclerotica.

TERAPIE PER LA MALATTIA DI LA PEYRONIE

Possiamo individuare terapie di tipo farmacologico e terapie di tipo fisico, che possono essere associate tra loro. L’utilizzo di vitamina E (eutrofico del collagene) associata a concentrazioni a scalare di cortisone come terapia orale per favorire l’azione antinfiammatoria, tipica della fase iniziale della malattia, insieme a terapie fisiche quali la iontoforesi, che costituisce una metodica incruenta di somministrazione e diffusione intratissutale di farmaci, associata o meno agli ultrasuoni attiva il microcircolo e favorisce il riassorbimento dell’edema e la clearance dell’interstizio, prevenendo così la migrazione e la proliferazione dei fibroblasti. Nei casi in cui la scleroialinosi si sia stabilizzata e comunque sia presente un’alterazione meccanica funzionale erettile, sarà indicata la terapia chirurgica. L’affinamento della tecnica chirurgica ha reso attualmente possibile l’asportazione completa di placche fibrose che arrivano a interessare anche l’apice dei corpi cavernosi: rispettando la vascolarizzazione glandulare, garantita dal fascio vascolo-nervoso dorsale, è infatti possibile deconnettere completamente il glande dagli apici dei corpi cavernosi.