Il MASCHIO ITALIANO E LA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Secondo i dati europei della medicina della riproduzione, una coppia su quattro ha problemi riproduttivi. A fronte di ciò, numerose terapie sono state proposte, e, in Italia come in altri Paesi, regolamentate per legge. Nella pratica clinica, per motivi soprattutto di ordine culturale, spesso la coppia infertile si rivolge esclusivamente all’Ostetrico-Ginecologo, figura competente a diagnosticare e trattare l’infertilità femminile. In ciò tuttavia si annida il rischio di una sottovalutazione delle problematiche maschili, che se correttamente diagnosticate e trattate consentono spesso di risolvere il problema nel modo più naturale possibile. In questo, come in altri campi, l’evoluzione di tecniche sempre più sofisticate ha portato a perdere di vista l’essenza stessa dell’atto medico, che deve partire anzitutto da una diagnosi il più corretta e precisa possibile.

Vuoti legislativi e normativi favoriscono un atteggiamento superficiale nei confronti del maschio infertile, condannato al ruolo di fornitore di un’imbarazzante provetta di seme, senza neppure essere sottoposto ai pur necessari esami, primo fra tutti una visita andrologica. Spesso una semplice terapia medica, o un piccolo intervento chirurgico, sarebbe in grado di risolvere la patologia maschile, consentendo di raggiungere l’obiettivo di una gravidanza naturale; ma ciò, spesso, non viene neppure tentato.

Oggi è possibile ottenere un embrione fecondato partendo da un singolo spermatozoo e da una cellula uovo, in vitro; la tentazione di ricorrere a simili raffinate tecniche, saltando a piè pari ogni fase diagnostica maschile, porta ad una medicalizzazione esasperata della procreazione, con un dispendio improprio di mezzi, e senza aver neppure tentato di diagnosticare e curare la malattia che ha determinato l’infertilità maschile.

Dott. C. Maretti - Coordinatore Commissione "Fertlità e PMA" della Società Italiana di Andrologia.