Il termine varicocele, derivante dal latino varix (varice) e dal greco kele (gonfiore), definisce la dilatazione delle «vene testicolari» o più correttamente spermatiche. La dilatazione venosa è più frequente a sinistra ma in un 10% circa dei casi può interessare anche il testicolo destro. La valutazione dei soggetti affetti da varicocele ha permesso di evidenziare, sia nelle forme cliniche che subcliniche, quadri di ipo-infertilità, associati a gradi variabili di ipotrofia testicolare. L’epidemiologia dimostra che nei portatori di varicocele esistono disturbi della spermatogenesi che realizzano quadri di ipo-fertilità.
FISIOPATOLOGIA
Dal punto di vista fisiopatologico i meccanismi invocati sono molteplici, tra questi, uno dei più invocati è l’aumento della temperatura testicolare correlato alla stasi venosa; quest’ultima altera il normale meccanismo di scambio di calore controcorrente esistente tra arteria testicolare e vena omonima, in virtù del gradiente termico addomino-scrotale. La temperatura scrotale (in media 31-33°C) sale in un paziente affetto da varicocele e subfertile in media di 0,6-1,4 °C. Comunque prodottosi il danno, questo è spesso bilaterale, il che giustifica l’ipofertilità anche in conseguenza di una noxa che insiste apparentemente su un solo testicolo. Un varicocele, solitamente di primo grado, si osserva in epoca prepuberale nel 5-7% dei soggetti esaminati; tale percentuale subisce un incremento considerevole in epoca puberale, sino a raggiungere il picco del 20% in età postpuberale con un incremento anche del grado. Per contro, in popolazioni di uomini infertili, la percentuale di prevalenza del varicocele è in media del 40%, circa il doppio cioè rispetto alla popolazione maschile in generale.
La distinzione nosografica classica riconosce un varicocele primitivo e uno secondario. Il varicocele secondario è conseguenza di qualsiasi processo occupante spazio nel retroperitoneo o nello scavo pelvico, in grado di obliterare o comprimere la vena testicolare, la vena renale o la cava inferiore, ostacolando il deflusso venoso. La prevalenza del varicocele in età pubere è molto simile a quella in età adulta, mentre nell’infanzia e comunque in età prepubere la prevalenza è sicuramente inferiore (5-7% della popolazione contro il 25% circa nell’età postpuberale e adulta). Ciò sta a indicare che la pubertà rappresenta un momento cruciale nella storia naturale dell’affezione e ciò sembra riconducibile a due momenti: rapido incremento volumetrico della vena gonadica per l’iperafflusso arterioso testicolare che si verifica alla pubertà; variazione di posizione dei reni e quindi dei rapporti tra vasi renali e mesenterici dovuta all’accrescimento. Pochi argomenti sono controversi come le indicazioni al trattamento del varicocele: abbiamo visto come tale patologia si associ ad alterazioni della fertilità (per oligoastenospermia) nel 35% circa dei casi; l’analisi della letteratura rivela che circa il 66% dei maschi che si sono sottoposti a correzione chirurgica mostra un miglioramento dei parametri seminali, raggiungendo una percentuale di gravidanze posttrattamento del 50%.
OPZIONI TERAPEUTICHE
Le opzioni terapeutiche per la correzione del varicocele comprendono la chirurgia a cielo aperto, l’approccio flebografico percutaneo con scleroembolizzazione e la chirurgia laparoscopica. L’intervento va condotto preferenzialmente in un periodo compreso tra il completamento della pubertà e i 23-25 anni; in tale periodo è accertata la più alta percentuale di miglioramento del liquido seminale. Dopo i 40 anni il miglioramento della spermatogenesi è molto esiguo.
